Banca d’Italia o banda d’Italia?
Una consistente parte delle entrate fiscali è destinata ogni anno per pagare gli interessi
del debito pubblico che in questo momento sfiora il 110% del PIL: una vera voragine!
Ma lo Stato a chi deve tutti questi soldi? Semplice:
agli “illuminati” creatori di moneta.
In tal senso analizziamo alcuni punti fondamentali:
1 - la banca d’Italia -falsamente definita istituto di diritto pubblicoè
in realtà una SPA i cui azionisti sono in prevalenza istituti di credito;
2 - In qualità di socia della BCE essa beneficia del valore della carta moneta che è
immessa in Italia, prodotta a costi risibili ma addebitata allo Stato al suo valore
nominale al quale sono aggiunti interessi che non esistono perché mai emessi;
3 - non garantisce il valore delle banconote in alcun modo;
4 - iscrive nelle poste passive del bilancio il valore nominale del denaro che emette
anziché i suoi costi di produzione (i costi di una banconota ammontano a
circa 30 centesimi), nascondendo così tutto l’utile da signoraggio.
Il valore del denaro -intrinsecamente inesistente- è dato solo da una pura convenzione
sociale. La banca d’Italia (attualmente la BCE) è proprietaria dei simboli monetari ma
non del relativo valore che essi esprimono nominalmente. All’atto dell’emissione le
banconote sono da considerarsi, perciò, “misura del valore” e in funzione di ciò la
banca che le emette ha diritto ad un compenso pari ai loro costi di produzione e gestione.
Il valore, invece, appartiene al popolo, che lo crea accettandolo e riscattandolo
col proprio lavoro e tanto da rendere il denaro, infine, “valore della misura”.
Chiediamo che il valore delle banconote sia trasferito dai banchieri usurai e predoni,
che stanno portando il Paese in rovina, allo Stato, unica entità che, per come è strutturata,
appare in grado di esercitare equamente la sovranità monetaria.
Il signoraggio e l’usura bancaria sono le uniche cause della povertà prevalente. Al debito
pubblico, inoltre, si aggiunge quello privato. Si pensi al riguardo che circa il 90%
del PIL è realizzato ricorrendo a prestiti bancari.
In breve tempo i “caimani delle banche” divoreranno le nostre proprietà private e le
nostre aziende, “vere ricchezze nazionali” .
MinistroTremonti, affidiamo alla Tua intelligenza i contenuti del presente messaggio
Comitato di Redazione de L’altra voce
(aut. Tribunale di BN nr. 194/94 del 12 febbraio 1994)
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